cervelli in fuga

CERVELLI IN FUGA- il sito dei giovani professionisti italiani all' estero

Sondaggio informale sul tema: "Cosa mi farebbe tornare..."

Il forum aperto da Giovanni ed una chiacchierata con Monica mi hanno fatto pensare di lanciare nella nostra piccola comunita' di cervelli in fuga fisica e metafisica un sondaggio informale sul tema "Cosa mi farebbe tornare..."
I suggerimenti piu' o meno irriverenti che sono giunti finora includono:
*una proposta di matrimonio da parte di Antonio Rossi, il nostro atleta che ha portato la bandiera italiana alle Olimpiadi di Pechino
*un regime fiscale favorevole
*meritocrazia
*spazio per cambiare le cose

Ma c'e' anche chi dice molto semplicemente: un posto di lavoro "semi-ben retribuito"...

Di per se' , le risposte sono quello che mi aspettavo. Tuttavia, quando si parla di "spazio per cambiare le cose" o "meritocrazia"...si dice tutto e nulla; quindi, la domanda che mi incuriosisce maggiormente al momento e' la seguente:che gesti concreti dovrebbe fare la classe politica e la Impresa Italia per dimostrare in pratica che si vuol essere meritocratici e dar spazio alle nuove generazioni?

Cari lettori di cervelli in fuga, come al solito, conto sul vostro aiuto per rispondere a questo complesso quesito!!! GRAZIE

Visualizzazioni: 123

Rispondi

Risposte a questa discussione

Sono tornata ormai da 7 anni. Aldilà di tante cose romantiche (famiglia, amici, cibo, sole, etc), mi ha fatto tornare una proposta di lavoro.
Sono partita che avevo un contratto di collaborazione in una realtà di secondo piano. Dopo solo n anno all'estero ho ricevuto una proposta dal Sole24Ore (prima di allora non avrei mai pensato di poterci arrivare con la mia laurea in Lettere).
Sono tornata con uno stipendio che era 2/3 di quello che prendevo a Londra, ma era il doppio di quello dei miei colleghi a parità di posizione. Nel mio caso penso sia stata premiata l'esperienza all'estero, la professionalità che avevo acquisito.
Mi sarebbe piaciuto restare magari un anno in più a Londra, ma non ho voluto perdere il treno che stava passando.
Monica
Onestamente, a me di Antonio Rossi non interessa molto - ma e' interessante notare l'attenzione dei cervelli (in fuga o meno) ai muscoli.
La nuotatrice veneta con il piercing, magari. Ma la farei venire qui invece che andare io a Padova (Treviso? non ricordo).
Cosa mi farebbe tornare.... Mia moglie non c'e' riuscita, finora!. Forse mio figlio ci riuscirebbe se ci provasse in combutta con lei, ma non si sogna di farlo.
Io pero' ho un lavoro (forse chiamarlo lavoro e' esagerato; un hobby retribuito) che mi permette di stare in Italia tutti gli anni a lungo, tanto a lungo che mi passa la voglia di tornare (in Italia). Certo il fatto che in Italia avrei pochi colleghi con cui valga la pena di lavorare, e meno di meta' della retribuzione dell'hobby non aiuta.

Mai dire mai, pero' (mio figlio e' al liceo - e quando e' nato io e mia moglie ci siamo solennemente promessi che non avrebbe fatto qui la prima elementare). La Bocconi (sono un economista accademico) sembra abbia finalmente deciso di cambiare pagina. Il nuovo rettore e' economista di gran rango (e ottima persona).
Per quanto ne so io , purtroppo ne' Antonio Rossi ne' altri membri della squadra olimpica italiana hanno contattato membri di "cervelli in fuga" con proposte di matrimonio (anche se va notato , sono ancora in tempo!!!); quindi, purtroppo(!!!!), anche io devo escludere il matrimonio con Antonio Rossi come ragione per il rientro.
Cosa mi farebbe tornare...Condivido appieno il punto gia' menzionato da Alberto sulla importanza dello essere circondato da persone di calibro e stimolanti; quindi, penso anche io che la creazione di centri di eccellenza nella ambito accademico, della pubblica amministrazione etc etc sia centrale per attrarre le persone di talento e calibro Italiane e straniere.
Certamente il dato della retribuzione e' importante (sono un investment banker dopo tutto!), ma ,dopo un certo livello, lo spazio di manovra e la possibilita' di lasciare un segno contano ancor di piu' dello assegno a fine anno; quindi, la rimozione di inutili gerarchie, strutture troppo complesse e burocratiche sono ingredienti importanti di una ricetta di successo per attrarre il talento.
Inoltre, c'e' la questione della qualita' della vita quotidiana e a questo fine vanno affrontati molti temi quali l'inutile burocrazia, l'eccesso di regolamentazione e una percezione -magari infondata- di mancanza di sicurezza personale (sembra assurdo ma paradossalmente oggi mi sento piu' sicura a camminare di sera da sola nel centro di NY piuttosto che nel centro di Bologna).

Sicuramente gli ostacoli da superare per creare una Italia piu' "talent-friendly" sono molti, ma i problemi sono chiari e noti; quindi rimango ottimista che ,quando ci sara' il consenso e la volonta' per affrontarli, le cose possono cambiare anche velocemente e sara' una sfida interessante per i cervelli fuori e dentro l'Italia poter contribuire al cambiamento.
Cara Simona, finchè questa classe didrigente sarà al governo in Italia temo che ci saranno pochi cambiamenti, perchè a parole sono riformisti ma in fondo sono dei gran conservatori e come diceva Tomasi di Lampedusa la strategia è cambiare tutto perchè tutto rimanga come prima. Ho poche speranze che i nostri migliori cervelli possano tornare, tutti quelli che hanno provato a farlo , hanno visto motificata la loro intelligenza e si sono affrettati a ripartire. I tempi non sono ancora mature per dei cambiamenti veramente efficaci. Vi saluto Marcell
Io sono ottimsta di natura e rimango convinta delle chance del Paese per poter cambiare; tuttavia,, quando leggo articoli come il sottostante, ci vuole tutto il mio innato ottimismo per non perdere la speranza

IL RIENTRO DEL "CERVELLO" MONGOLO

di Gian Antonio Stella (dal Corriere della Sera del 30 gennaio 2007)



Il progetto «Rientro dei Cervelli» per riportare in Italia i giovani genii espatriati si chiude domani con un trionfo: dalla mongola Ulaanbaatar, ad esempio, è tornato un sessantenne che non se n'era mai andato da Trieste. Il rimpatriato adesso ha la cattedra all’università di Macerata. Si chiama Aldo Colleoni e il suo percorso accademico, che secondo l’ateneo marchigiano è formalmente ineccepibile, merita di essere raccontato.
Il punto di partenza, va da sé, è il problema annoso della fuga dei cervelli. Tema non nuovissimo. Basti pensare, in tempi meno recenti, a uomini come Filippo Mazzei (l’illuminista fiorentino costretto a fuggire in America, amico di Thomas Jefferson e ispiratore di un pezzo della dichiarazione d’indipendenza americana), Lorenzo Da Ponte (il librettista di Mozart) o Enrico Fermi, padre dell’energia atomica. O in anni più vicini, per citarne solo due, l’inventore del micro-chip Federico Faggin o il direttore delle ricerche del Sloan Kettering di New York Pier Paolo Pandolfi. Una fuga collettiva non solo malinconica per chi se ne va, ma dannosa per il Paese. Con un costo annuo che qualche esperto ha stimato in otto miliardi di euro l’anno. Una esagerazione? Forse. Ma certo i contraccolpi dell’esodo sono forti. E via via che tanti studiosi giovani se ne vanno, scoraggiati da un sistema universitario in cui i docenti ordinari con meno di 35 anni sono 9 su 18.651 e i direttori di istituto del Cnr hanno in maggioranza più di 63 anni, il problema si acuisce. Da qui, sette anni fa, era nata l’idea di un progetto chiamato appunto «Rientro dei Cervelli». Che prevedeva, col decreto ministeriale numero 13 del 21 gennaio 2001, uno stanziamento iniziale di tre milioni di euro coi quali lo Stato si faceva carico del 95% dello stipendio degli scienziati sparsi per il mondo che avessero accettato di tornare in Italia per inserirsi nelle nostre università. Con la prospettiva di un rientro definitivo. Prospettiva niente affatto vaga. E confermata anno dopo anno dai vari «aggiornamenti» della legge, alla faccia di ogni scetticismo.
Diceva ad esempio un comunicato di Letizia Moratti del 10 maggio scorso che «in riferimento alle allarmistiche notizie di stampa e d’agenzia sul presunto blocco dell’operazione "Rientro dei cervelli" in Italia», il ministero ci teneva a far sapere che nel 2006 era stata «data priorità alla stabilizzazione» dei giovani rientrati. Tanto è vero, proseguiva il documento, che il ministero aveva messo a disposizione altri «tre milioni di euro per consentire alle singole università chiamate dirette degli studiosi che avevano già usufruito dei provvedimenti per il rientro dei cervelli». Chiaro?
Come sia andata a finire lo abbiamo già scritto: al momento di arruolare in via definitiva gli studiosi rientrati (tra i quali c’erano forse dei figli di papà finanziati dalla famiglia nella loro esperienza all’estero, forse qualche somaro raccomandato ma certamente anche qualche fuoriclasse che per tornare aveva lasciato posti di assoluto prestigio) la congrega accademica si è chiusa a riccio. Al punto che il sito dei ricercatori invogliati al rientro ( http://www.webalice.it/mvendruscolo/index.html </ B>) gronda di amarezza, delusione, rabbia. Possibile che su 499 persone convinte a tornare e a giocarsela nel sistema universitario italiano con la sottintesa promessa che non sarebbero stati stritolati tra i giochetti di bottega e di potere, ci fossero solo poche decine di giovani (il numero non è ancora ufficiale: c’è chi dice 33, chi dice solo una decina e i tempi scadono domani) considerati all’altezza di un pianeta che oggi, tra ordinari e associati e ricercatori, occupa sessantamila docenti?
Il fatto è che il Cun (cioè il Consiglio Universitario Nazionale, l’organo elettivo di rappresentanza delle autonomie universitarie), secondo i giovani segati ma anche secondo buona parte degli uomini di scienza insofferenti alle antiche baronie, ha espresso le sue valutazioni in maniera meccanica: per avere la cattedra di «tipo XB» dovevi avere un incarico «equipollente» (parola rococò adorata dai vecchi tromboni) da un’altra parte. Chiunque capisca di calcio sa che è meglio essere il centravanti di riserva del Real Madrid che il titolare del Bettola Football Club. Chiunque capisca di lirica sa che è meglio stare nel coro della Scala che essere il tenore del teatro d’opera di Serracapriola. Ma lì, al Cun, no: contano i timbri. Se sei ordinario in un ateneo del Kamchakta passi, se sei il più geniale rampollo emergente di Harvard no: e i timbri? Ed è così che, richiamandosi espressamente al decreto del 21 gennaio 2001 sul «rientro dei cervelli», l’università di Macerata ha votato una delibera per la chiamata diretta, senza uno straccio di concorso, di Aldo Colleoni. Chiamato a insegnare Geografia economico-politica e scelto per chiara fama dal rettore Roberto Sani che aveva avuto modo di apprezzarlo, ha scritto Il Secolo XIX , per certi «convegni di forte richiamo per il pubblico locale, come "Macerata-Mongolia, la sfida della globalizzazione"». L’età del giovanotto neoassunto è incoraggiante: sessant’anni. Ancora più interessante però è il nome del prestigioso ateneo al quale, stando al verbale dell’università marchigiana, lo abbiamo strappato. Stanford? Princeton? Yale? Berkeley? No: la Zokhiomj di Ulaanbaatar (Mongolia). Certo, a cercarla su internet, non c’è ma lui, il chiarissimo «Prof. Dr. Cav. Aldo Colleoni» (così si presenta sul sito in cui troneggia come Console Onorario della Mongolia insieme con «la consorte, sig.ra Paola Alzetta Colleoni») ci rasserena: «Esiste, esiste. Le assicuro che c’è. Ci insegna anche l’ambasciatore». E quando ci va? «Ci andavo a periodi. Ora non più».
Sia chiaro: il punto non è la competenza. Sulla Mongolia, della quale si innamorò dopo i fuochi giovanili sessantottini, Colleoni sa molto. Ha cominciato ad andarci, spiega, nel 1975, «dopo la prima laurea, o dopo la seconda». Sul Paese di Gengis Khan ha scritto una guida turistica, una raccolta di poesie, un manuale di economia. Ha portato a Trieste ministri e autorità mongole e in Mongolia autorità e imprenditori triestini. Rappresenta da anni il grande stato delle steppe in Italia ed è riuscito addirittura a far firmare un protocollo d’intesa in base al quale la città di San Giusto ospiterà un Registro Navale e (udite udite) una flotta di navi mongole. Il che, per un Paese piantato in mezzo all’Asia a oltre un migliaio di chilometri dal mare più vicino, equivale a una scommessa da capogiro. Insomma, diamo pure per scontato che il neodocente, sul suo, sia ferratissimo. Ma la domanda è un’altra: serviva a questo, la legge sul rientro dei cervelli? A riportare in Italia un anziano signore che, tra un viaggio e l’altro, ha sempre vissuto a Trieste?


Gian Antonio Stella
Io sono sempre rimasta in Italia. Amo il mio paese. Mi capita spesso di emozionarmi davanti alle bellezze delle nostre città, della natura per non parlare dei piaceri del cibo, ma in questi tempi, rispetto alla vita pubblica, mi sento sola, orfana è come se mi mancasse l'ossigeno. L'atmosfera è cupa, priva di prospettive. La discussione è rinchiusa nelle piccole beghe ed impregnata di paura. Vorrei condividere un progetto di futuro, nuove idee, ma non trovo i luoghi di aggregazione. C'è bisogno di una nuova classe dirigente che abbia voglia di cambiare e sia piena di entusiasmo. Che cosa ppossiamo fare, noi che siamo qui, per favorire il vostro ritorno?
Non so cosa si può fare per far tornare i cervelli, ma penso che intanto potremmo provare a non farne fuggire altri, stanziando più fondi per la ricerca e affidando a giovani talenti la responsabilità di sperimentazione e ricerca. Purtroppo , spesso la ricerca è ostacolata proprio dai baroni della cultura che, non essendo in grado di apportare altro contributo, oltre quello che forse hanno apportato in gioventù, temono di essere oscurati dall'intelligenza e dall'iniziativa dei giovani talenti emergenti. Comunque alla base di tutto ci sono i finanziamenti che devono essere cospiqui e ben spesi, se si vuole che la ricerca vada avanti.
http://monicadascenzo.blog.ilsole24ore.com/out_of_the_boot/2008/10/...">
Vi segnalo che il tema "cosa mi farebbe tornare" e' ora soggetto del blog "Out of the Boot" del Sole24ore
sono l'ultima arrivata, oltre che una clandestina :-)

in quanto giaccio nella nostra bella italietta (dopo aver girovagato un po' per il mondo)

per permettere il vostro ritorno, opterei per un semplice turn over

in cambio di ogni politico scatolacranicavuotadotato una decina di cervelli in fuga

potremmo farcela a riprendervi tutti, di sicuro la maggioranza

(are you ready? :-)
Vivo a Londra dal Gennaio '89, non per scelta calcolata, ma per caso. All'epoca, Craxi era ancora Primo Ministro, Mani Pulite sarebbe potuta essere una reclame della Palmolive, e Berlusconi non sembrava essere la minaccia che si e' poi dimostrata.

Da subito ho capito che a Londra ci si poteva fare un futuro, e che probabilmente non c'erano limiti, a parte quelli che uno si impone da solo; avevo 24 anni.

Senza portarla alle lunghe, in Italia non avrei avuto un futuro; sicuramente non come quello che sono riuscito a costruirmi a Londra. Qui invece ho fatto delle esperienze personali e professionali che in Italia mi sarei solo sognato.

Tra le tante esperienze, nel '97 mi sono laureato in Communications and Audio Visual Productions. Il Governo Inglese mi ha aiutato tanto, e per questo sono molto riconoscente.

Dopo vari work experience, ho iniziato a lavorare con compagnie come il Daily Mirror, Sky Tv, Channel4, ITV ecc…; come freelance. Dal '99 lavoro alla BBC come Interactive Playout Director, e nel mio piccolo, mi sento privilegiato ad avere avuto queste opportunita'.

Tornando al punto del sondaggio, la domanda e’: quali sarebbero i gesti concreti che la "classe politica" o "l'Impresa Italia" dovrebbe fare, per dimostrare in pratica che si vuol essere meritocratici e dar spazio alle nuove generazioni?

La risposta non e’ facile, e non sono cosi presuntuoso da asserire di avere una ricetta per risolvere il problema (oltre tutto non faccio parte delle nuove generazioni, per cui non so fino a che punto l’impresa Italia, o la classe politica se ne freghi veramente di gente come me).

Ho comunque un’opinione; penso che se si garantisse il diritto alla dignita’ umana, sarebbe gia’ un buon inizio.

Purtroppo per me e’ forse un po tardi; in Italia probabilmente ci ritornero’ da pensionato.

Cordiali Saluti

Carlo
Sito interessante. Mi ha fatto venire la voglia di condividere con voi dei pensieri. Forse la necessita` di star vicino ai miei genitori negli ultimi anni di vita mi farebbe tornare, ma penso non permanentemente. Sono fuori piu` o meno dal 93, e dopo il classico excursus accademico (PhD in USA, posizioni in varie Univ. in UK, mi sono trasferito in Nuova Zelanda dal 2005). Dal Giugno 2008 sono venuto qui in sabbatico, anche con l'intento di sondare la possibilita` di tornare. A febbraio 2009 tornero` in NZ, e francamente non ne vedo l'ora. Il libro di Perotti "l'universita` truccata" fa un'ottima analisi del profondo malessere che attraversa l'accademia italiana, che sarebbe il mio probabile settore d'impiego. No grazie. Sono d'accordo con chi ha scritto in questo BLOG che in Italia un primo passo sarebbe quello di restituire un minimo di dignita` umana da parte dello stato ai suoi cittadini. Una societa` ingessata nella bellezza grandiosa del Bel Paese. Non credo ci sia rimedio a questa gerontocrazia strutturale. Ma rimane un bellissimo e ricchissimo posto dal punto di vista storico, paesistico e religioso. Un contrasto che strazia, ma da cui i residenti sembrano sorprendentemente incolumi.
Scusate per il ritardo. Non ho potuto resistere alla tentazione di aggiungere un mio commento a tale riguardo. Tornare, riportare il mio cervello in fuga nel Bel Paese? La vedo moooooooooooolto dura. Saluti a tutti, Giovanna

RSS

Badge

Caricamento in corso...

Gruppi

© 2012   Creato da simona.   Tecnologia

Badge  |  Segnala un problema  |  Termini del servizio