cervelli in fuga

CERVELLI IN FUGA- il sito dei giovani professionisti italiani all' estero

Di nuovo un saluto a tutti. Oggi vi scrivo per portare un aggiornamento riguardo la mia esperienza, e per condividere con altri quello che sto vivendo.

La premessa da fare e' che ho vissuto in America per 13 anni, vivendo sempre nel mondo della ricerca universitaria a vari livelli, a cominciare dal ruolo di studente fino all'ultimo incarico di docente di informatica.

Sono tornato in Italia questo Settembre, completamente distrutto da cosi tanti anni fuori casa, vari episodi di malattie di famigliari molto stretti vissute in maniera molto pesante "via telefono", ed infine con la nostalgia di una vita in Italia che non era niente male.

Ricetta disastrosa!!! E soprattutto la parte della nostalgia, che e' sempre ed inevitabilmente legata ad un ricordo. Sottolineo "RICORDO".

Per creare la versione "Bignami" di quello che sto apprendendo sulla mia pelle ora dopo ora, ecco dei consigli:

1) Non tornate in Italia a meno che non ci sia un contratto gia' firmato - Sto mandando curriculum in molte aziende, e come risposta il silenzio piu' totale. Se mi avessero risposto con un "vaffa" ero piu' contento.

2) I ricordi appartengono al passato - Soprattutto per coloro che hanno lasciato il paese da piu' di 5 anni, in Italia le cose non sono cambiate, ma siamo cambiati NOI.

3) Accertarsi che le ragioni del rientro siano legittime e reali, e non solo frutto della nostra percezione di certe situazioni - Per esempio, una delle cose piu' difficili da vivere sono le relazioni al telefono con una persona a noi importante che sta male. Vorremmo fare chissa' che, e a volte ci sentiamo anche in colpa per il fatto che siamo lontani. Immedesimandoci nella persona che sta male, pensiamo che, se noi stessimo cosi, sarebbe bello avere Babbo Tizio, Fratello Caio o Amico Sempronio accanto. Ebbene, all'estero tante volte si e' soli, ma coloro che vivono nel paese di origine sono in tanti. C'e' chi da una mano, e noi non siamo sempre indispensabili. Non dimenticatevelo. Almeno per quello che riguarda la mia storia, chissa' quante volte mi sono scordato proprio questo fatto e mi sono incartato da solo per settimane.

4) Armarsi di medicinali per lo stomaco - Almeno qui a Roma il rispetto tra esseri umani e' INESISTENTE. Uno sconosciuto tratta molto meglio un cane trovato per strada rispetto ad una persona che magari sta li a guardare una vetrina e che non si aspetta minimamente di ricevere una gomitata sui reni di li a pochi secondi perche' e' sulla traiettoria psicologica del Sig. Rossi, a passeggio con la tipa mentre parla al cellulare. Se venite da un paese civile e, come me, vi infuriate quando non si rispetta il prossimo, allora lasciate lo stomaco alla dogana, vi conviene.

5) Fate tradurre qualunque titolo acquisito all'estero dal consolato responsabile della vostra zona, se possibile - Un consolato italiano all'estero e' spesso un concentrato di uffici che, una volta tornati, si possono trovare a svariati chilometri di distanza se non addirittura in localita' diverse. Senza parlare di un eventuale bisogno di utilizzo di mezzi pubblici, che si riflettono in giornate perse tra un ufficio e l'altro. E l'animazione di Bozzetto intitolata "Italy vs. Europe" e' la sacrosanta verita', soprattutto per quello che riguarda la burocrazia.

6) Fatevi una vacanza IN LOCO, prendetevi le ferie PRIMA di decidere se tornare. Non dite "tanto torno in Italia e per un mese non faccio niente, mi riposero' allora". Siate sicuri di tornare a mente lucida, in modo che il rientro sia davvero la scelta giusta. E se durante quel periodo di vacanza decidete che, effettivamente, eravate solo stanchi, al ritorno avrete ancora un lavoro ALL'ESTERO. Non che sia difficile trovarne un'altro (sempre all'estero), ma almeno non dovrete tornare da IKEA per ricomprare i mobili che avete regalato agli amici prima di partire.

Molti di voi sorrideranno leggendo questa piccola lista. Molti mi prenderanno anche per una persona ingenua. E forse avete anche ragione. Ma purtroppo, nel bel mezzo di un trasloco internazionale, a tante cose non ci si pensa, soprattutto, quando si e' stanchi e la testa ci fa brutti scherzi.

Cosa faro' io? Appena finisco sia la pazienza che la scorta di pasticche antiacido (ne ho ancora sei, forse me ne compero un'altra scatoletta) riprendo il primo aereo diretto verso un paese civile, dove la voglia di fare non e' ostruita da baroni, politici e posti assegnati ad amici di amici. Dove il dipartimento di Medicina Legale (che richiede che i propri docenti sappiano fare un'autopsia) non da una cattedra ad una tipa laureata in Giurisprudenza solo perche' e' figlia del rettore della Sapienza (che per lo meno e' medico). Dove la meritocrazia, anche se non messa in atto nella sua forma piu' pura, e' una parola che almeno esiste nel vocabolario sociale.

Pero' in Italia se magna bene. Che tipo di "mangiare"? Lascio a voi l'interpretazione.

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Risposte a questa discussione

Io ho resistito circa 11 mesi, poi me ne sono tornato in America. Vivo nei pressi di Baltimora, se torni a New York e ti va di fare una gita dalle "mie" parti fammi sapere, ti invito a cena e facciamo due chiacchiere in diretta.

Il mio desiderio di tornare in Italia e' sempre grande, pero' piu' mi guardo in giro e piu' mi sembra che non ci siano troppe prospettive. Un giorno sicuramente tornero', questo e' il mio paese. Ma ci voglio tornare come dico io, e non come vogliono loro. Quindi per ora rimango all'estero e continuo a lavorare sui miei progetti.

In che campo fai ricerca? Io lavoro nell'informatica.

Colgo l'occasione per condividere con questo forum un'intervista che mi hanno fatto qualche tempo fa, in relazione alla lettera in cui Celli, amministratore della LUISS di Roma, chiedeva al figlio di diventare uno di noi, un cervello in fuga: http://tv.repubblica.it/copertina/volevo-tornare-sono-scappato/3970...
Ciao Giovanni,
sono capitato per purissimo caso su questo sito, e per un altrettanto purissimo caso ho letto le tue parole sull'Italia vista da un italiano all'estero. Non posso dire che io abbia "vissuto" all'estero, parlerei piuttosto di esperienze limitate in giro per il mondo principalmente legate allo studio o al viaggio indipendente. Un anno in Spagna, alcuni mesi in Argentina più varie ed eventuali. Il ritorno in "patria" è stato esattamente come l'hai descritto tu, passando i primi periodi con un senso di oppressione ed estraneità, che mi hanno lasciato in eredità la voglia di fuggire il prima possibile.
Ora mi ritrovo laureato da tre anni, fortunatamente con un lavoro a tempo indeterminato, ma dalle limitate prospettive di crescita ed una proposta di dottorato all'estero alla quale non ho ancora risposto per una folle paura. Paura di lasciare un posto fisso, la paura di allontanarmi dalle persone care, la paura di dover dire addio ad una vita di coppia che, se restassi, prenderebbe una piega definitiva. Dall'altra parte c'è il sogno di vedere il mondo. Non so se sia fondato o meno, ma sono sempre stato convinto che la carriera universitaria legata a ciò che ho studiato (Geologia) mi avrebbe portato a viaggiare e a visitare posti accessibili a pochi. Il mio problema è che non mi so decidere. Ci perdo le notti, ma non ne vengo fuori. Ho trent'anni e mi rendo conto che per il mercato dell'università comincio ad essere vecchio (smentiscimi pure se non è così, ne sarei felicissimo), ma d'altro canto questa è l'ultima volta che parrerà il treno. Cosa mi consigli di fare?
Scusa il disturbo.
Giuliano
Ciao Giuliano,
Purtroppo non posso aiutarti molto. Quelle di cui parli sono scelte molto personali, che credo segneranno comunque la tua vita, che tu scelga di rimanere o di partire. Se posso darti un consiglio pero' cerca di passare una settimana nel posto dove ti hanno offerto la possibilita' del dottorato. Se puoi, vai con la persona con cui stai vivendo questa relazione. Non so in quale paese ti abbiano offerto quest'opportunita'. Ovviamente se e' in Irlanda, in Spagna o in Germania puoi sempre tornare spesso per mantenere vivi i legami familiari e sentimentali. Se invece non sei proprio dietro l'angolo la cosa si complica.
Ti vorrei anche far riflettere sul fatto che questa decisione che prenderai tu avra' effetti su tutte le persone a te care. Se fossi in te parlerei molto apertamente anche con loro. La lontananza e' una brutta bestia, anche se trovi amici "in loco" che ti aiutano. Pero' non avere la famiglia o un appoggio forte da casa e' difficile. Il problema piu' grande che ho io adesso e' che mia madre preferisce non viaggiare per motivi vari. Insomma, se voglio vedere mia madre piu' di cinque giorni l'anno o torno in Italia o continuo ad insegnare, in modo di avere un paio di mesi liberi tra vacanze estive ed invernali. Pensa un po' anche a questo.
Pero' attento, i tuoi genitori e le persone a te care diranno che devi seguire la strada che vuoi intraprendere, ma spesso non e' la risposta onesta che vogliamo sentire. O meglio, c'e' l'onesta' del genitore che vuole il meglio per i figli, ma manca la prospettiva del "e adesso che facciamo senza Giuliano?"
Ti posso assicurare che vivere all'estero (e soprattutto da soli) e' a volte incredibilmente difficile. Un anno si passa senza problemi, tanto sappiamo che tra undici mesi e spicci torneremo a casa. Passarci due anni gia' comincia ad essere una cosa difficilotta. Non ti voglio scoraggiare, spero solo che questi commenti concretizzino alcuni aspetti a cui magari non hai ancora pensato. Un dottorato poi sai quando inizia ma spesso non sai quando finira'. Per cui, se decidi di partire, metti in conto almeno cinque anni di relativa assenza.
Un dottorato e' un'ottima cosa, ma diversa da quello che si intende in Italia. Nel nostro paese i titoli vengono appioppati per inerzia. Se si finisce una laurea triennale si diventa dottori. Con i due anni di specializzazione, chissa' che altro. All'estero i titoli sono un'altra cosa. Non sto dicendo che e' semplice ottenere lauree in Italia, ma solo che, se ti presenti come "Dr. Giuliano" qui in America e la persona con cui parli scopre che non hai il Ph.D., non ti calcolera' piu' sotto il punto di vista personale e professionale.
L'importanza del dottorato e' anche in relazione a quello che vorrai fare "da grande". Qui non ti posso aiutare visto che io vivo nel campo dell'informatica. Ma ti posso assicurare che, con un dottorato (soprattutto perche' preso all'estero), non mi prenderebbero a fare il 90% dei lavori che trovo su Monster o quant'altro. Certo, posso insegnare, fare ricerca, e (in teoria) fare il dirigente, ma il campo lavorativo si limita alquanto anche se diventa piu' prestigioso (sempre in teoria).
Comunque, almeno in America, il dottorato non e' una prosecuzione naturale degli studi. Questo titolo e' un qualcosa in piu' a cui si aspira o se si vuole fare carriera nel mondo accademico, oppure se si vuole coronare una decente vita lavorativa. Non sono poche le persone che frequentano un corso di dottorato dopo aver passato 15 o 20 anni lavorando sul campo. Ovviamente parlo di America, non so come le cose stiano nel paese dove tu vorresti andare. Non credo che questa sia l'ultima speranza per questo titolo. Pero' piu' in la ci saranno altre cose a cui pensare: figli, moglie, e l'eta' dei genitori per nominarne alcune.
Ripeto, non ti voglio scoraggiare. Pero' non voglio neanche che tu parta senza avere considerato cose che magari ancora non ti sono venute in mente. Poi se gia' hai pensato a tutto scusami per il post che non aiutera' piu' di tanto. C'e' chi dice "ad astra per aspera", e chi invece preferisce una vita tranquilla senza rifiutare la gloria se dovesse arrivare. Tu da che parte stai?
Con un augurio che tu possa ricominciare a dormire sonni tranquilli riguadagnando un po' di serenita' ti invito anche a contattarmi se volessi altre informazioni. Un saluto,
Giovanni
Ciao ragazzi,
ho letto delle vostre esperienze e dei vostri suggerimenti. Vi chiederei un parere sulla mia situazione, ma prima dovrei raccontarvi un po' di me (cercherò di dilungarmi).
Sono nuova di questo interessantissimo forum. Mi chiamo Ida.Non so se io possa essere un cervello, ma sicuramente vorrei essere "in fuga" dal mio amato paese. Sembra un controsenso, ma non lo è. Amo l'Italia, ma ne sono rimasta tanto delusa. E' anche vero che mi sono scelta un settore difficile (il giornalismo) in una realtà già complessa di suo, ma pensavo che, lavorando duro, fosse possibile farcela. Ho percorso questa via per una decina d'anni, insieme a esperienze nell'ambito marketing e in quello della comunicazione, ma poi ho lasciato. Ero stufa di farmi passare avanti da "il figlio di", l'"amichetta di", "l'amico/ amica di", né mi andava di sedermi sulle ginocchia di qualcuno. Non mi interessava parlare di calcio e di tutto l'ambiente che ne consegue, preferendo il giornalismo investigativo che, nel nostro paese, è in via di estinzione. Arrivando in stampa estera, mi si era accesa una speranza e invece... Il mio lavoro è andato a finire in testate molto importanti, ma con altre firme. A me sono toccate le telefonate "intimidatorie" di persone poco raccomandabili e problemi di vario tipo, dovuti a inchieste non proprio all'acqua di rosa. Il tutto coronato da uno stipendio da fame. Insomma, è giusto "fare gavetta", ma non può essere una condizione a vita. Ogni volta che ho provato a mettere il naso fuori dall'Italia ( in modo permanente) è stato un buco nell'acqua. Solo una volta (quando meno me lo sarei aspettato) mi si stava aprendo una possibilità tramite una fondazione americana, ma essendomi appena sposata, il fatto di andarmene per tre anni (almeno) senza mio marito, non aveva un gran senso (il C.V. lo mandai più di un anno prima del matrimonio). Oggi mi occupo di trasferimento tecnologico come consulente, collaborando con alcune università, ma è durissima. In alcuni casi, fare entrare i soldi del privato nel pubblico diventa una vera e propria fatica di Sisifo. L'ingresso di denaro aziendale e non statale vuol dire "discriminare con merito" chi fa ricerca davvero da chi fa finta di farla. Immaginate in Italia cosa possa voler dire... Pensavo di immettere una goccia nel mare di chi, come me, cerca in qualche modo, di non far fuggire nessun cervello e, infine, scontrandosi con la realtà, si trova a pensare di fuggire egli stesso...
Ho molto ridotto la mia storia per non annoiare chi tra voi avrà voglia e modo di darmi un consiglio.
Ho letto di voi e alcune delle vostre analisi dell'Italia rispecchiano esattamente ciò che penso. Oggi ho 35 anni (sono un po' vecchietta, lo so) e ho una famiglia, ma proprio per questo mi sono stufata di "sopravvivere". Ho una laurea, un master e 15 anni di esperienza di lavoro. Non voglio la luna, ma semplicemente non dovermi preoccupare costantemente del domani perché la crisi mi si mangia. Qui il piccolo inmprenditore è stritolato da tasse, burocrazia e clienti che non pagano (una moda tutta italiana quella del "lavora per me subito, poi quando mi ricordo, e se mi ricordo, ti pago"). Continuo sempre a pagare i ragazzi che lavorano per me anche se i soldi che entrano sono pochi, ma sono davvero stanca. Scopro che ciò di cui mi occupo anche all'estero non è frequentissimo, ma è anche pagato bene.
Sono due i paesi che mi attirano maggiormente: gli U.S.A. e l'Australia. Non voglio nemmeno fare "il salto nel buio", ma tentare di seguire un iter che abbia un senso, ovvero che mi permetta di capire se "altrove è meglio" per quelle che sono le mie competenze. Vorrei iniziare a porre le basi di una decisione difficile, iniziando a raccogliere informazioni utili che possano farmi capire in quale direzione andare. Mi aiutereste?
Grazie mille a chi avrà modo e tempo di rispondermi!
Ciao e in bocca al lupo a tutti voi!
Ida
Ciao Ida,
Benvenuta nel club di tutti noi sfigati che amiamo l'Italia ma odiamo come la gente la sta facendo diventare. Se hai letto la risposta a Giuliano (post immediatamente precedente al tuo) consiglio anche a te di passare qualche tempo in loco e prendere le misure. Almeno qui in America il giornalismo investigativo e' un po' al centro dell'idea di "freedom of speech". Le strade che ti posso consigliare sono varie.
Prima di tutto, ovviamente, cerca tra le testate piu' importanti. Manda curriculum ed i tuoi articoli e poi cerca di prendere appuntamento per andarli a trovare quando sarai qui con tuo marito in vacanza esplorativa. Ovviamente mi riferisco a testate importanti come in NYT, WSJ e quant'altro.
Contatta anche le stazioni televisive nazionali e locali. Ci sono molti programmi che portano avanti inchieste tipo Striscia la Notizia, che pero' fanno parte del circuito normale di trasmissioni giornalistiche. Queste trasmissioni sono sia affiliate ai telegiornali locali (qui ti devi un po' spulciare i siti vari, dipende dalla zona che ti interessa) che a telegiornali nazionali (come il CBS Evening News). Per quello che riguarda la zona in cui vivo, Baltimora, la persona a cui fare riferimento e' Jayne Miller, della WBAL-TV. Non la conosco personalmente, ma e' il capo della divisione di Investigative Reporting della sua stazione televisiva.
L'ultima cosa che mi viene in mente e' cercare con enti giornalistici indipendenti che portano avanti inchieste for-profit o a mo' di auditing governativo e nei confronti del governo.
Informati bene per la richiesta di un visto H1-B, che comunque dovrebbe anche includere tuo marito. Scusa se non ti so dire altro, per ora mi viene solo questo in mente.
Un saluto,
Giovanni
Ciao Giovanni,
grazie mille delle informazioni! Sei stato gentilissimo. Scusami tanto se approfitto nuovamente della tua disponibilità, ma vorrei chiederti un'ulteriore info. Fermo restando che arrivando in questo sito, ho trovato un pezzo di me stessa, dei miei pensieri di oggi e di ciò che ho sempre pensato ... sono sicura di trovare in te e negli altri ragazzi un'ottica molto simile a quella che avrei io dall'altra parte dell'oceano, mi permetto di chiederti cosa ne pensi (ne pensate) delle attività di fund raising per le università. Privati che investono in ricerca. Ci sto lavorando e i risultati sono abbastanza buoni ... Dici che se provassi a presentare questa iniziativa ad alcuni grandi atenei statunitensi, potrei suscitare un interesse? Il giornalismo potrebbe "viaggiare parallelamente"... Ho pubblicato migliaia di articoli, ma ne avrò conservati 1/ 100.... Uno dei miei più grandi difetti è il disordine ... In cosa consiste il visto H1 - B? Devo andare in ambasciata?
Un'altra cosa (prometto che è l'ultima!). Come ti trovi a Baltimora? Quali sono i suoi pregi e i suoi difetti?
Grazie infinite per la disponibilità e dei preziosi consigli. Spero al più presto di poter rendermi utile anche io per qualcunaltro.
Ciao Giovanni
Ida
Mi scuso dei refusi del post precedente, ma ho scritto di getto senza rileggere...
Ciao Ida,

Aggiungo una quarta possibilita' a quello che gia' ti ho consigliato. Credo che forse potresti anche ambire a qualche posto di insegnante di giornalismo in universita' americane. Sai, qui i concorsi sono molto piu' aperti. In Italia, a meno che una persona non sia figlio di chissa' chi, non c'e' speranza. O meglio, se si e' figli del rettore si puo' anche diventare cattedratici in medicina legale avendo una laurea in tutt'altro (lettere) e senza mai aver eseguito un'autopsia. Provaci, non si sa mai.

Per quello che riguarda i fund-raising, non capisco bene la domanda. Penso che siano importanti, in quanto danno l'opportunita' a privati di integrarsi e fare parte delle iniziative di un'universita' anche se non dovessero avere i miliardi per finanziare opere magne. Piuttosto e' il concetto dell'unione che fa la forza. Basta che tali fondi non abbiano limitazioni imposte troppo rigide. Insomma, in Italia queste "donazioni" si farebbero per finanziare il posto al figlio o alla figlia... all'estero invece credo siano piu' genuini come propositi. Poi non ti illudere, tutto il mondo e' paese. Anche qui chi ha i soldi e conosce vive una vita decisamente diversa. Ma la persona media, quella che studia e si fa il mazzo, ha piu' possibilita' di riuscire. Di esempi ce ne sono milioni, basta parlare con qualcuno per strada.

Non capisco cosa vuoi dire quando chiedi se l'iniziativa che hai descritto possa essere presentata agli atenei USA. Se vuoi utilizzare questo lavoro come introduzione a quello che hai fatto allora credo di si. Se invece cerchi altro spiegami ancora di piu' e ti posso dire con piu' precisione.

Una cosa importante della societa' americana e' proprio l'organizzazione. Dovresti organizzare in maniera relativamente coerente un po' tutto il tuo lavoro. Quando chiedono il portfolio di una persona spesso richiedono tutto. Spero che tu possa ancora accedere alle tue pubblicazioni per presentarle su richiesta.

Per quello che riguarda il visto H1-B ti rimando ai siti specializzati. Il discorso e' francamente troppo complesso per queste poche righe. Guardati un po' quello che dice l'ambasciata USA in Italia e se hai altre domande saro' felice di provare a rispondere.

Baltimora e' una citta' strana. E' tra Washington e New York, due delle metropoli piu' internazionali al mondo, ma e' completamente radicata nell'ignoranza culturale tipica dell'America. La vita qui procede bene, grazie ad amicizie di molti paesi e anche americane che fungono piu' da famiglia estesa che altro. I pregi ed i difetti che posso dirti io sono soggettivi, altre persone si trovano benissimo. La citta' e' pericolosa, ma vivendo a varie miglia di distanza mi trovo molto bene. Qui vicino c'e' tutto quello che mi serve per la vita di tutti i giorni, e sto coltivando giorno dopo giorno quello che spero diventi un piano di vita in senso piu' importante.

Comunque ti vorrei rimandare alla lettera di Pier Luigi Celli, che scrisse ormai qualche mese fa. Se la cerchi la potrai trovare semplicemente. La parte che piu' si addice, come risposta, alla tua domanda e' la conclusione. Siamo persone che amano l'Italia, ma che odiano il suo stato attuale. Siamo persone che hanno scelto di utilizzare i doni impartiti da Altre autorita' e di non sotterrarle per qualche burocrate che non ha voglia di fare il proprio mestiere. Siamo persone che non stanno bene dove stanno, ma che ci stanno perche' pensano che il proprio sogno possa sfociare in qualcosa di piu' importante. Qualunque sia la tua scelta, sia di rimanere in Italia e portare avanti una lotta contro un sistema monolitico mettendo da parte il tuo orgoglio personale, sia di lasciare tutto cio' che ti e' familiare per ricominciare da qualche altra parte, "preparati comunque a soffrire".
Un saluto,
Giovanni
Ciao Giovanni,
grazie ancora di tutto... Chissà se io possa essere in grado di ambire ad un posto come Prof negli USA.... (magari!). Il tuo iter come è stato? Accettano comunque che qualcuno si possa candidare anche dall'estero? Come è strutturata una selezione di questo tipo negli U.S.A.? In passato ho avuto il mio Prof. di antropologia culturale che mi aveva proposto di collaborare ma, come ben saprai, tutto "gratis et amore dei" fino all'attesa di un bando di concorso che si sarebbe presentato chissà quando... Gli chiesi una previsione di attesa (un conto è attendere un anno, un conto cinque ...), ma non seppe dirmi nulla di più preciso (almeno fu onesto!). Era un grande Prof., ma io già combattevo la mia lotta contro i mulini a vento del giornalismo che temevo di affrontarne un'altra contemporaneamente e, sinceramente, come si dice a Roma "Nun je l'ho fatta". Nel mondo universitario italiano, il 99% dei casi è esattamente come lo descrivi, poi ci sono le "mosche bianche" ... ovvero i Prof controtendenza che si scelgono ragazzi che davvero vogliono lavorare. Attualmente collaboro con un paio di gruppi così (ingegneria/ biologia). Qui mi ricollego al discorso della mia attività di oggi. Innanzitutto scusami per la poca chiarezza e il pressapochismo. Mi occupo di trasferimento tecnologico per l'esattezza, ovvero "trasferisco" conoscenze e /o ricerche dagli atenei alle imprese. Quest'ultime investono (moooolto raramente e con mille difficoltà, ma qualcuna multinazionale lo fa) nelle ricerche da cui un giorno, forse, trarranno benefici. Questo sistema è una goccia nel mare che, nei miei sogni - auspici - utopie (non so più dare a loro un nome), ho pensato (è molto più complesso, ma ora non ti voglio tediare, già hai avuto sin troppa pazienza) che potesse "limatare" la fuga di persone valide come te ... Non ti dico i problemi che ho dovuto affrontare ... Un importante ateneo italiano ha messo una marea di ostacoli al mio ingresso e i motivi sono molteplici, non ultimo il baronato che si crogiola nei titoli e si perde le opportunità del proprio ruolo, pagato da noi contribuenti.
Faccio parte del famoso gruppo di sfigati che "si fa il mazzo", ma la tristezza è che qua non gliene frega niente a nessuno. Ancora mi ricordo alcuni ex colleghi che mi prendevano in giro perché a poco più di 20 anni passavo le notti nei commissariati per raccogliere notizie con i libri dell'università in mano, mentre ogni tanto entrava qualche donnina di facili costumi acciuffata durante i controlli... Mi dicevano "Chi te lo fa fare" e nella mia ingenuità pensavo "Beh, se lavoro sodo, dimostro qualcosa, forse, qualche opportunità salta fuori ..." (ingenua). L'America non è il paese della cuccagna, si sa. Nessun posto lo è. Almeno, però, mi confermi che se ci si dà da fare qualche risultato arriva.
Purtroppo posso accedere a ben poche pubblicazioni. Quelle principali della stampa estera erano gestite da persone in continua turnazione e chi lavorava con me, oggi, è in altre parti del mondo. Ci sono alcuni archivi, ma chissà se si sono conservati i miei lavori ... Potrei chiedere. In America fanno benissimo a chiedere tutto ed è coerente da parte di un candidato presentare un profilo a tutto tondo, suffragato da lavori concreti.
Ho fatto una breve ricerca sul visto di cui mi hai accennato (è quello dello sponsor, per intenderci). L'importante è trovarne uno ... e sicuramente il fatto di andare in vacanza per "prendere le misure" è un ottimo suggerimento.
Mi colpisce molto ciò che scrivi (andrò assolutamente alla lettera di Celli). "Prepararsi a soffrire" è un consiglio saggio ed è frutto di grosso spirito di sacrificio che molti in Italia non capiscono. Credo di comprendere cosa intendi... E' quanto mi ha spinto a iniziare a lavorare presto, portando avanti diverse strade affini per avere maggiori possibilità, per riuscire a fare qualcosa di buono nel mio piccolo, per non accontentarmi di prendere ciò che capita ma seguire un'idea, un'inclinazione, un progetto ovunque mi avesse portata...
Grazie ancora per la disponibilità
Ciao
Ida
Ciao Ida,

Il mio iter e' stato un po' particolare, nel senso che sono praticamente cresciuto all'interno di questa universita' e soprattutto ho fatto parte del primo giro di studenti di dottorato. Ma comunque gli studenti internazionali che fanno richiesta per un dottorato di ricerca qui negli States sono di solito molti di piu' rispetto agli americani. Fai domanda senza problemi, e chiedi soprattutto di assistantship all'interno del dipartimento. Praticamente tutti i miei studi post-laurea sono stati pagati dall'universita' tramite assistantship varie. Questo discorso pero' cambia da universita' a universita', quindi dovrai contattare i vari atenei e, a volte, i professori stessi, per chiedere se hanno fondi a cui gli studenti possano attingere per finanziare gli studi. Pero' mi raccomando, cerca di mettere insieme un portfolio coerente e il piu' completo possibile.

Spero tu abbia trovato la lettera di Celli. Se lui, nella sua posizione (che piu' "ammanicato" non si puo'), suggerisce al figlio di andarsene allora stiamo vivendo davvero un brutto periodo. E comunque ho conosciuto anche altre persone, tra cui un pezzo grosso della Sapienza, che hanno figli all'estero e non riescono a farli rientrare. Come dico sempre: vabbe'... lasciamo perde...

Un saluto, buona settimana!
Giovanni
Ciao Giovanni,
grazie infinite di tutto.
Ho letto la lettera di Celli ... Che dire? Ha perfettamente ragione. Traspare tutta l'amarezza che accomuna chi, in qualche modo, si affaccia su quest forum, sentendo potenzialmente di "poter fare" qualcosa di diverso, ma trovando "i soliti lacci" che lasciano le idee nella fase dell'intenzione, senza avere il modo di tradursi in azioni. E' singolare che un uomo che abbia diretto la Rai (dove, ti assicuro, non ti fanno lasciare nemmeno un C.V., a meno che non ti raccomandi un politico) e una buona Università italiana scriva le cose in questi termini. Chapeau! La Rai mantiene migliaia di giornalisti di cui il 90% è entrato senza concorso pubblico, pur essendo un ente statale. Uno che la pensa così, non oso pensare, come e se si sia adattato al sistema ... Comunque "ammanicato" lo è di sicuro e se consiglia al figlio di andare all'estero, è tutto dire ...
Il mio dilemma di ora è capire una serie di cose; prima tra tutte, se e in che modo entrare in un paese straniero creandomi una certezza di lavoro da cui partire e poter migliorare. Adoro gli U.S.A., ma in quanto a documenti necessari solo per iniziare a lavorare, la vedo non semplicissima ... Nei prossimi mesi, come mi hai consigliato, cercherò di recarmi in loco per capire meglio. Spero di raccogliere e ritrovare quelle tante energie che il lavoro in Italia mi ha rubato, lasciandomi una grande stanchezza sotto tutti i punti di vista ...
Grazie ancora e buona settimana anche a te!
Ida
ciao giovanni,
sono Federica, ho 24 anni e mi sto laureando in architettura in una Università che non mi permette nessuno sbocco lavorativo all'estero, nemmeno pagando super costosi master.
Sto finendo con sforzi la laurea triennale perchè a causa del lavoro che ho svolto durante i miei studi ed i professori poco accomodanti con gli studenti lavoratori ho dilungato i tempi.
Ho una media abbastanza alta, e finiti questi tre anni vorrei continuare in america ma non mi intendo per nulla di università americane.
Ho dato un occhiata su internet ma non so orientarmi.
Durante questi anni ho lavorato come barista, e vorrei poter studiare e lavorare anche in america.
Vorrei tanti tanti consigli..dato che tu sei li potresti darmi una mano.
Grazie mille anticipatamente!!

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