Dall'elezione di Obama, ho sentito molti nostri connazionali auspicare che anche l'Europa, e specialmente l' Italia abbia presto un Obama nostrano: qualcuno che sia capace di dare fiducia nel futuro, di far credere che il cambiamento sia possibile, in una parola, far sognare.
Mentre lo entusiasmo tra i nostri connazionali per Obama ed il cambiamento che lui simboleggia sono un dato veramente positivo, mi rattrista molto che tra gli stessi entusiasti sostenitori nostrani di Obama ci sia un senso di rassegnazione ed amarezza che sembra dire: "sarebbe proprio bello avere un Obama "made in Italy",ma tanto non puo' succedere".
Questo senso di rassegnazione, di impotenza quasi -che e' in cosi stridente contrasto con il messaggio tutto speranza di Obama ("yes we can")- mi colpisce sempre di piu' come un vero e fondamentale ostacolo al cambiamento in Italia.
Per poter cambiare le cose, occorre in primo luogo crederci e avere la consapevolezza, pazienza e maturita' per accettare che ogni grande passo e' fatto di tanti piccoli passi: insignificanti in se', ma potentissimi nello insieme.Non dimentichiamoci , infatti, che il cammino che ha portato Obama alla Casa Bianca e' simbolicamente cominciato con la decisione coraggiosa di Rosa Parks di non cedere il suo posto a sedere su un autobus.
E ci sono tanti piccoli passi che come elettori e cittadini possiamo fare per cambiare le cose, passi che richiedono molto molto molto meno coraggio e sacrificio del gesto di Rosa.
Ad esempio, per mandare il messaggio che la selezione dei candidati per le elezioni politiche ed amministrative deve essere fatta sul merito e alla insegna della trasparenza, perche' non chiedere che tutti i candidati rendano pubblico il loro dettagliato CV? Si potrebbe cominciare a farlo coi candidati per il voto allo estero dove si puo' ancora dare le preferenze e per svariate ragioni i candidati sono meno noti.
Io sono e rimango ottimista e credo che sia possibile avere un Obama "Made in Italy", ma perche' questo possa succedere occorre che ci siano tante persone come Rosa Parks che siano disposte coi gesti semplici e quotidiani a mandare un messaggio chiaro che le regole devono cambiare, che c'e' un modo diverso di fare politica. E allora si che "yes we can"!
Tag:
-
▶ Rispondi