cervelli in fuga

CERVELLI IN FUGA- il sito dei giovani professionisti italiani all' estero

Conosciamo tutti la situazione, altrimenti non avremmo trovato questo sito. Ma lo stato cosa ha fatto effettivamente per invogliare i cervelli in fuga a tornare? Francamente ogni tanto e' un argomento che torna, e che alcuni promettono di affrontare. Ci sono centri di eccellenza che effettivamente attraggono cervelli dall'estero? Lasciando perdere il discorso economico, che oramai credo sia perso senza alcuna speranza, ma conoscete compagnie che effettivamente fanno della meritocrazia una norma piuttosto che un'utopia?

E comunque, per quelle poche persone che hanno letto le mie discussioni in passato, vi volevo solo annunciare che sto per lasciare di nuovo questo paese... Ho finito i miei studi di liceo in America, ho conseguito una laurea, un master ed un dottorato di ricerca negli States, mi illudevo che ci sarebbero state "alcune" beghe burocratiche nel tornare, ed invece per continuare a fare il lavoro che faccio in America (prof. universitario) devo ricominciare dall'iscrivermi come privatista per fare l'esame di maturita'... poi all'universita' e sperare che mi convalidino tutti gli esami fatti e che quelli che rimarranno saranno pochi... e poi... boh? Ma stiamo scherzando? Io finora cosa ho fatto? Secondo lo stato italiano ovviamente non ho preso titoli di studio... perche' vogliono che li rifaccia tutti!

19 agosto: torno a vivere... forse un giorno ci riprovero' a tornare in italia... ma almeno per ora mi serve una boccata di ossigeno...

Roma-Londra-Baltimora... sara' un volo amaro, pero' tornero' a vivere...

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Risposte a questa discussione

Ciao...

Io vorrei farei il processo inverso!!!

Mi sono laureato 4 anni fa in informatica (Bachelor of Computer Science credo che sia questo il corrispettivo del mio titolo accademico ). Ha lavorato per circa 3 anni come consulte SAP in diverse aziende ( poco valutato visto che qui l’informatica non viene considerata adeguatamente ). Volevo sapere come far valutare il mio titolo end eventualmente prendere in considerazione una master degree / lavoro/ internship, etc.

potresti darmi qualche consiglio?

Ciao

Vincenzo
Ciao Vincenzo,

La cosa che importa di piu' qui in America e' l'esperienza. Se vedono che ci sono le basi nessuno si pone il problema di vedere se un pezzo di carta e' valido anche in un altro paese. Quindi, se cerchi lavoro, ti consiglio di cominciare a mandare il curriculum e non ti preoccupare piu' di tanto della laurea. Al massimo fai una traduzione presso una persona fidata dell'ambasciata USA in Italia.

Se invece vuoi fare un Master l'unica cosa che devi fare e' la domanda. Poi ogni universita' ha un ufficio che effettivamente si dedica all'ammissione di studenti stranieri. Al massimo dovrai portare a loro la traduzione dei titoli e del libretto universitario presso il solito traduttore autorizzato dall'ambasciata. Loro si preoccuperanno di controllare ed eventualmente convalidare i titoli. Comunque ogni universita' e' diversa, quindi manda una e-mail alla persona responsabile delle "International Student Admissions" e fatti spiegare un po' da loro come funziona presso quell'universita'.

Non ti fare mettere paura dalla burocrazia americana. Anche qui ci sono scartoffie e procedure da seguire... ma ti assicuro che cercare di farsi rinnovare la carta d'identita' in Italia in certi comuni/municipi puo' risultare piu' complicato.

Good luck,
Giovanni
Ciao Giovanni,
l'esperienza, almeno nel mio settore (Beni Culturali), è un qualcosa che in Italia nessuno ti da l'opportunità di fare. Finita la laurea ho fatto anche un Master (terminato in primavera) ma la situazione è rimasta bloccata. E pensare che vivo in Toscana dove i beni culturali certo non mancano....Nel mio caso è proprio la mancanza di occasioni per farmi esperienza che mi portano a pensare di uscire da questo paese. Qui non ti pigliano neanche a gratis...chiedere di fare uno stage in un museo è bestemmiare.
In risposta a Giovanni dici "La cosa che importa di piu' qui in America e' l'esperienza". Se la situazione è la stessa anche lì, mi vien da dire "allora che ci vo a fare?" Dalle ricerche che ho fatto, almeno su NY, mi sembrava le cose fossero differenti, dove quello che conta è la preparazione e la voglia di sbattersi. Ma te che ci abiti, credo, tu abbia una visione più chiara. Che dici? Grazie
Ti ringrazio per il commento, perche' effettivamente mi rendo conto che il mio messaggio puo' essere interpretato male. Quello che ho scritto a riguardo del fatto che e' l'esperienza che conta ha come secondo termine di paragone la parte burocratica degli studi. Nel senso che, se uno cerca lavoro oppure vuole andare in universita' a studiare, non ti mettono su mille paletti dicendo che prima devi fare lo slalom con gli occhi chiusi sperando che tutto vada bene e poi FORSE ti prendono gratis. L'unica cosa che devi fare e' dimostrare loro l'esperienza che hai, sia sotto il punto di vista lavorativo (come nel caso di Vincenzo) che sotto quello accademico. Qui non si formalizzano molto a dire "questo titolo e' riconosciuto, quello no", a meno che non si parli di figure professionali che hanno bisogno di esami di abilitazione per praticare la propria professione. L'esperienza di vita, molte volte, non deve essere certificata da un pezzo di carta riconosciuto dallo stato e da chissa' chi altro. L'importante e' valere. Per il resto, tutto si aggiusta (in maniera legale e trasparente).

Inoltre vorrei ulteriormente ringraziarti per avere tirato fuori un secondo aspetto dell'esperienza americana. Come dicevi giustamente tu, l'esperienza in Italia non te la fanno fare. Qui ci sono mille opportunita'. L'esperienza te la puoi fare con poco e niente. Ci sono molte strutture che cercano interns (stagisti), a volte anche retribuiti. La maggior parte delle volte lo stage e' incorporato automaticamente nel percorso di studi, nel senso che lo studente non devo sbattersi per trovare una compagnia che faccia fare lo stage e poi sperare che l'universita' accetti l'esperienza formativa. Bensi ci sono canali predefiniti che universita' sfruttano proprio per fare si che gli studenti riescano a vivere esperienze di stage importanti e consone alla laurea o al corso di studi che stanno seguendo.

Spero con questo mio messaggio di avere chiarificato alcuni punti che avevo tralasciato con il primo.
Grazie a te Giovanni per il chiarimento, hai descritto un quadro che è quello che speravo poter continuare ad immaginare. L'esperienza non si può acquisire se qualcuno non ti offre opportunità di "metterti in gioco"; se questa manca, parlo per il mio settore, tutto resta teoria non applicata e valori che si perdono. Mi fa piacere sentire che altrove, come hai giustamente ricordato, di questo qualcuno si rende conto.
Ragazzi andare all’estero non è semplice. Mi sto scontrando con una dura realtà. I costi sono alquanto proibitivi per studiare all’estero ( un master ). Poi servono sponsor se vuoi lavorare.
Ciao, sono Daniele, uno studente della magistrale di ingegneria gestionale di bologna.
Trovo fantastico quello che fate, cioè raccontare le vostre esperienze per una costruttiva condivione, molto utile anche per me, che tra un anno mi troverò a fronteggiare la staticità del mercato del lavoro italiano.

Mi è stata assegnata da un mio professore una ricerca che riguarda il confronto tra gli investimenti effettuati nei vari paesi per combattere la "fuga dei cervelli", e suppongo che molti di voi, con le vostre conoscenze e con i racconti di persone di altri paesi che avrete certamente conosciuto, possiate aiutarmi per avere più chiarezza sull'argomento.

Apprezzerei davvero molto le vostre testimonianze, non esitate a scrivermi. Grazie davvero, a presto e a tutti buona fortuna!
Daniele,

In alcuni paesi non si tratta di "fuga di cervelli", ma di iniziative per arginare l'ingresso di cervelli. Un paese come l'America ha troppi pochi cittadini che frequentano studi avanzati, colmando il bisogno di ricerca ed innovazione tramite l'apertura a "cervelli" di altri paesi.

Giovanni
ciao Giovanni, grazie per la risposta immediata. L'America offre tanto, per la ragione che tu hai menzionato, ed è la naturale destinazione di molte persone. Mi piacerebbe sapere qualcosa in più riguardo ad esperienze di gente non italiana, delle opportunità che esistono di restare o tornare nel proprio paese. "Spulciando", ho letto che, ad esempio, ultimamente paesi come la Corea del Nord offre grossi incentivi per far rientrare le giovani menti andate a cercare fortuna all'estero. In generale, mi piacerebbe avere un quadro più completo a livello globale. O, più umilmente, alcune testimonzianze di persone come te, che hanno molto da dire sull'argomento.

Ti ringrazio nuovamente per la tua attività su questo sito, che sicuramente fa riflettere tanta altra gente come me.
Daniele,

Purtroppo non ti posso aiutare oltre su questo argomento. Ti chiedo pero' di pubblicare il tuo lavoro ultimato su questo forum. Vivendo di "migrazioni di cervelli" mi piarecebbe saperne un po' di piu'.

Un saluto,
Giovanni
Ciao Giovanni,
leggendo la tua esperienza di tentativo di ritorno in Italia, trovandoti in una situazione, a dir poco "surreale", alla domanda "Cosa fa lo Stato?", mi viene in mente una frase del grande Fabrizio De André : "Lo Stato si indigna, si impegna, poi getta la spugna con gran dignità ...", da sempre.
Ciao
Ida
Citazione MOLTO appropriata... purtroppo...

Ciao!
Giovanni

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