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L'italia vista da fuori: un cammeo targato Financial Times

Nell' edizione weekend del Financial Times, e' apparso un articolo di Andrew Hill in cui il giornalista analizza -con sarcasmo tutto anglosassone- la repentina conversione di politici, opinione pubblica e apparato burocratico alla necessita' di passare da una regolamentazione dei servizi finanziari di tipo 'light touch' ad una piu' intrusiva e forte. Per caratterizzare questa conversione, questo trasformismo tipico del saltare all'ultimo minuto sul cavallo vincente, indovinate un po' quale confronto ha scelto il giornalista? L'Italia del dopoguerra dove ".... every Italian had turned out to be an anti-fascist partisan"!
Con eguale sarcasmo, mi verrebbe da commentare che il giornalista del FT forse poteva optare per esempi piu' vicini a casa sua, tipo la conversione di massa a New Labour quando Tony ando' al potere , ma sorvogliamo.
La cosa preoccupante e' che purtroppo di Italia si parla sempre piu' spesso a livello di macchietta, di facili stereotipi; quasi non facciamo news, ma contorno....
Questo trend e' preoccupante perche' il brand di una nazione cosi come di un bene di consumo ha potenzialmente un grosso valore, che viene costruito nel tempo. E credo sinceramente che noi italiani all'estero possiamo svolgere un ruolo importante nel preservare il brand vero dell'Italia , che e' sinonimo di alta creativita' e di lavoro duro.
Come? In pratica, questo dipende dal ruolo che ognuno di noi ricopre; nel mio piccolo, io metto in risalto il mio DNA italico quando parlo in pubblico o nelle occasioni professionali in cui vengo profiled nei media: si tratta di un contributo minuscolo, anzi minuscolissimo, ma pur sempre un contributo.
Chi di noi vive all'estero e' -che lo voglia o no- indirettamente ambasciatore del nostro Paese, quindi se vogliamo rappresentare un' italia che non sia solo sinonimo di trasformismo, battute infelici etc etc, il lavoro spetta pure a noi!

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Risposte a questa discussione

Nella mia esperienza di espatriato in UK da vent'anni, mi sono confrontato anche io con questa percezione dell'Italia. E' vero, dal dopoguerra (e anche prima e durante la guerra), l'Italia e' stata particolarmente snobbata dagli alleati, tra cui i Britannici; principalmente per il ruolo che i governanti della nostra nazione hanno giocato sulla scacchiera nazionale e internazionale. D'altra parte, lo sanno anche molti italiani, che subito dopo la guerra, molti fascisti cambiarono sponda, rinnegando quello che fino a poco tempo prima credevano, o professavano. Questo non possiamo contestarlo, tanto meno dire che non e' vero. Per quanto riguarda l'analogia che fai su Tony Blair, non mi sembra molto pertinente. La Gran Bretagna usciva da 14 anni di governo Conservatore, che avevano distrutto il tessuto sociale, e creato una politica basata sul profitto (la crisi economica che stiamo vivendo ne e' una prova, vedi i governi Reagan/Tatcher degli anni 90). In una democrazia, si ha diritto al voto. Quindi, I Britannici hanno solo espresso chiaramente come stavano le cose. Qui non succede come in Italia che i governi si alternano ogni quarto d'ora (escludendo il governo Berlusconi 2005, che se non sbaglio e' l'unico governo nella storia della nostra nazione a finire il mandato). E non e' intervenuto nessun altro governo a salvare il popolo Britannico da un invasore, interno o esterno che sia; il popolo si e' espresso, democraticamente. Adesso, io non voglio creare polemiche; ci sara' sicuramente tanta gente che non e' d'accordo con me, ma discutere civilmente, e' alla base della democrazia. Pero' sono contrario al fatto di difendere l'Italia costi quel che costi. Questo atteggiamento non fa altro che rinforzare l'idea che gli italiani non hanno spina dorsale. Le cose si dicano per come sono. Forse prendendo atto di come vanno le cose in Italia, prendendo atto delle nostre idiosincrasie; forse cosi si darebbe un'immagine di un popolo autocritico, che riconosce gli errori del passato, ed e' pronto a rimediare, e prevenire quelli del futuro.

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Mi correggo, volevo dire i governi Reagan/Tatcher degli anni 80, non 90.

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Un'altra precisazione, nell'articolo del FT, Andrew Hill non dichiara che: ".... every Italian had turned out to be an anti-fascist partisan"!. La frase completa e': All this smacks of Italy after the war, when cynics joked that every Italian had turned out to be an anti-fascist partisan. Le parole chiave sono: "...cynics joked...". Un ultima osservazione, anche se manco dall'Italia da molto, se non mi sbaglio si dice "sorvoliamo" e non "sorvogliamo". Basta, adesso divento petulante...

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Capisco di cosa parli quando dici che l'Italia passa a nazione di contorno - qui in Olanda trovi l'Italia nelle notizie solo quando si parla di mafia, Berlusconi, rifiuti e calcio.

D'altro canto, i problemi nel difendere il brand dell'Italia sono due. Il primo e' che gli Italiani non esistono. Non abbiamo un'identita' comune (o almeno io non ce l'ho) basata su valori comuni, abbiamo a malapena una lingua comune. Se dobbiamo difendere l'Italianita', prima dobbiamo definirla, quest'Italianita', e io ho molti problemi a farlo.

Il secondo problema, almeno per me, e' che gran parte degli eventi collettivi e dei tratti distintivi di noi Italiani sono per me imbarazzanti. Me ne vergogno e spero che i colleghi se ne dimentichino. Faccio di tutto per non essere identificato con l'Italianita'. Parlo dell'infame carriera militare dell'Italia unita, i tradimenti nelle guerre mondiali, il fascismo, le televisioni (di Stato e non), l'orribile panorama dei media, l'ignoranza dilagante, il debito pubblico, il disrispetto per la legge, i governi instabili, la spazzatura, il machismo, la gerontocrazia, il traffico, la corruzione, la speculazione edilizia, le politiche sull'immigrazione, la mancanza de facto di uno stato di diritto.

Quali valori dovrei magnificare ai miei colleghi per mantenere l'onore della Patria? La simpatia, il buon cibo, il mare, il patrimonio culturale, il calcio forse? Non sono miei valori, e non credo nemmeno che siano tratti distintivi degli Italiani. A me questo tipo di Italianita' non dice nulla, ma forse a Mussolini piaceva farci rappresentare cosi' dall'Istituto Luce. Non so, non ero ancora nato.

Non sono Garibaldi, non ho interesse a sacrificarmi per "difendere l'Onore della Patria". Nessuno mi dira' grazie. Onestamente, sono gia' contento se riesco a difendere il mio, di onore.

E il mio onore e' difeso quando i miei colleghi e conoscenti stranieri mi dicono che "non sembro affatto un Italiano, non sono come si immaginano gli Italiani".

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La mia esperienza personale, che si limita alla mia realtà locale, mi ha insegnato che alla fine della seconda guerra mondiale c'è stata la seconda ondata di pazzia collettiva, quella che ha portato a una sanguinosa vendetta da parte dei partigiani.
Perciò credo che più che altro i fascisti convinti abbiano cominciato a tenere la bocca chiusa per non essere linciati, per poter ricominciare a lavorare e mandare avanti le loro famiglie, mentre i partigiani vivevano senza riserve il loro momento di trionfo, dopo tanti stenti per mettere fine al periodo buio della guerra.
Io non c'ero, sono troppo giovane, ma penso che sia un pò semplicistico dire che la bandiera sventola come tira il vento.

Mi trovo d'accordo con l'affermazione che gli italiani non esistono, siamo tutti talmente diversi, ma dopotutto questo concetto di attaccamento incondizionato alla patria potrebbe essere un pò obsoleto in un mondo moderno che cerca di creare cittadini del mondo.

Per il resto dubito che i problemi stiano solo in Italia, ogni nazione ha i suoi scheletri, ognuno ha i suoi periodi storici di splendore e di buio, senz'altro direi che adesso non brilliamo agli occhi degli altri, per tutti quelli che sono i parametri moderni di valutazione di un paese.

Questo non è un buon motivo per collegare la parola italiano a un insulto, basandosi solo su stereotipi superficiali e senza comprenderne i motivi storici.

Io penso che è questo che intendesse Simona, più che una lotta per salvare l'onore della Patria solo perchè siamo nati qui, dovremmo lottare per spegnere i pregiudizi della gente. Sono i pregiudizi e l'ignoranza che creano scompiglio, discriminazione, guerre e genocidi.
Diego, anche tu vieni da questo angolo del globo chiamato Italia, il tuo background sarà legato a una regione italiana, perciò sei italiano, ma magari sei un lato dell'Italia che i giornalisti all'estero non reputano abbastanza attraente da mettere in risalto in casa propria.

Io concordo con Simona, con un discorso un pò più ampio: purtroppo tutti si fermano alla prima impressione e si lasciano condizionare dai pregiudizi.
Non posso cambiare il mondo, ma so che quando io vado in giro porto un pò della mia città, un pò della mia famiglia, un pò della mia educazione, un pò della mia regione, un pò della mia nazione, un pò del mio stesso sesso in giro.
Esporto ciò che sono io, consapevole che chi non mi conosce potrebbe essere stupidamente convinto che tutte le italiane siano così, che tutte le marchigiane siano così, che tutte le persone educate in quella scuola siano così o che tutte le donne siano così.
La mia responsabilità è quella di combattere il pregiudizio verso tutte queste categorie, facendo del mio meglio.

Non mi vergogno di essere donna o marchigiana o di essere nata in italia.

Se i miei conoscenti all'estero mi dicessero 'non sembri italiana' mi verrebbe da sorridere e da rispondere 'ma tu cosa sai dell'italia?' più che 'ti ringrazio'
e fortunatamente non ho simili amici/colleghi..

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